La trattativa sui dazi deve essere gestita a livello europeo. A sottolineare l’importanza di un’azione unitaria è il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. «Dividersi in questa fase sarebbe un grave errore», ha dichiarato ieri a
Parma dal palco del Festival della Green economy, promosso da ItalyPost e da L’Economia del Corriere della Sera.
Gli Stati Uniti sono il secondo mercato per l’export agroalimentare italiano con una quota pari a 7,8 miliardi di euro. La minaccia dei dazi, quindi, preoccupa il settore. Le ragioni sono due: diminuirà il potere di acquisto degli americani e le tariffe potrebbero far aumentare ulteriormente le imitazioni dei prodotti italiani. Il fenomeno dell’Italian sounding ha già superato i 120 miliardi di euro di valore. «Gli Stati Uniti sono il Paese in cui abbiamo il maggior numero di falsificazioni e con i dazi c’è il rischio che queste imitazioni sottraggano quote di mercato al vero Made in Italy», ha proseguito Prandini, ricordando che Coldiretti, Filiera Italia e National Farmers Union (Nfu), la principale associazione degli agricoltori americani, hanno firmato un appello indirizzato a Donald Trump e Ursula von der Leyen per chiedere di porre fine alla guerra commerciale. Un’iniziativa che, secondo Paolo De Castro, presidente del comitato scientifico di Nomisma ed ex europarlamentare, «dovrebbero prendere in considerazione anche altri comparti produttivi italiani».
Per l’ex ministro delle Politiche agricole dei governi D’Alema e Prodi II ci sono ancora «margini di dialogo» con gli Stati Uniti e la risposta della Commissione Ue alle provocazioni di Trump non deve essere «muscolare». In questo senso è positiva la scelta di Bruxelles di rinviare al 13 aprile le contromisure in risposta alle tariffe che Donald Trump dovrebbe annunciare il 2 aprile e anche a quelle già in vigore su acciaio e alluminio «All’inizio l’Ue aveva risposto con un dazio del 50% sul whisky ed è stato un errore: Trump ha subito minacciato un dazio del 200% su vino e alcolici europei. Ma non risolviamo nulla con un approccio da cowboy», ha sottolineato De Castro. «Oggi Trump se la sta prendendo
con tutto il mondo: usa l’arma dei dazi contro la Cina, il Canada, il Messico, l’Europa. Sono fiducioso che l’impatto di queste scelte insensate sull’economia americana sarà così negativo che dovrà tornare a negoziare», ha aggiunto.
Trump accusa gli europei di essere dei «parassiti», ma quando calcola quanto gli Stati Uniti danno all’Europa e viceversa dimentica i 300 miliardi di risparmi europei che ogni anno vengono investiti negli Usa o il fatto che «Amazon paga pochissime tasse a fronte di enormi profitti in Europa», ha concluso Prandini. Temi che vanno portati sul tavolo di negoziazione, fermo restando che «Usa e Ue avrebbero tutto l’interesse a trovare un accordo strategico e rafforzare gli scambi».