Gazzetta di Parma -

Mercalli: «In questo nuovo mondo si respira un gran brutto clima»

 

 

 

 

Rischi e scenari futuri secondo l’esperto meteorologo

Dall’ultima glaciazione al riscaldamento globale, oltre ad essere il sottotitolo del libro, è il percorso che il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, compie nel suo «Breve storia del clima in Italia», appena uscito per Einaudi, in cui ricostruisce la prima storia del clima del nostro Paese, tema della conversazione, curata dal giornalista Luca Pagni, svoltasi in una affollata Area Talk, in piazza Garibaldi, nell’ambito di Green Economy Festival.

Dai fatti leggendari dell’antichità, come il passaggio di Annibale sulle Alpi innevate («paladino degli scettici del clima che si chiedevano come avesse attraversato i monti con gli elefanti»), al ritrovamento della mummia Ötzi, ai primi strumenti meteorologici nella piccola età glaciale, il libro raccorda eventi naturali a vicende della storia italiana legate al clima.

«Oggi la climatologia ci permette di ricostruire il clima ma anche le cause che stanno dietro. L’unico fattore che ora sta agendo è la gigantesca emissione di gas a effetto serra delle nostre attività che fa aumentare la temperatura».

«Il Novecento nasce sano e termina malato», afferma Mercalli, arrivando a parlare dell’irrompere del riscaldamento globale nel 2003 sino alle ultime alluvioni di metà ottobre. Cosa succederà se non si ferma l’aumento delle temperature? «Il problema grosso è il calore umido della Pianura Padana, che porterà a mesi di disagio estivo. Poi, l’aumento del livello dei mari, con un metro previsto di mare in più, Venezia sarà sott’acqua, così come tutte le zone costiere. E ancora, il problema degli eventi estremi». Se il libro «mostra che il clima è sempre cambiato ma con variazioni modeste, ora cambiando di cinque gradi in pochi decenni, entriamo in un territorio sconosciuto che può farci un gran male». Mercalli arriva ai giorni nostri. «Siamo tornati indietro nel giro di due mesi a più di quarant’anni fa. Siamo messi peggio per due motivi: da una parte gli Stati Uniti di Trump, negazionista climatico, che esce dall’accordo di Parigi, deve rispondere ai petrolieri che gli hanno sostenuto la campagna elettorale e licenzia molti colleghi dagli istituti di ricerca federali, dall’altra l’Europa bellicista che vuole spendere 800 miliardi di euro in armi, mentre fino a pochi mesi prima mi veniva detto che la Green Economy costava cara. I pannelli solari migliorano la qualità della vita, i missili sono fatti per ammazzare».

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